Neymar – Quando il calcio diventa Geopolitica

di Pietro Merlo

Ci siamo, Neymar ha firmato con il Psg un contratto di cinque anni, che lo legherà al club francese fino al 2022.
Dopo un’altra giornata convulsa, con la Liga Spagnola che sembrava mettersi di traverso sul trasferimento del giocatore, alla fine la telenovela Neymar è arrivata alla conclusione, e quello che sembrava inverosimile solo fino a qualche settimana fa si è realizzato.

Le cifre dell’operazione sono incredibili: oltre mezzo miliardo di Euro! Come si arriva a questa somma superiore anche al trasferimento di Pogba dalla Juventus al Manchester United che solo l’anno scorso sembrava gettare una nuova pietra miliare nei trasferimenti? E’ il risultato di un’addizione che annovera i 222 milioni della clausola rescissoria, i 40 milioni della commissione che intascherebbe il padre (agente idrovora) del calciatore e i 60 milioni lordi d’ingaggio (30, al netto, per il giocatore rispetto ai 9.5 attuali) che il club ha messo a budget per la durata quinquennale del contratto.
Totale: 562 milioni di euro.

Soldi messi sul piatto prevalentemente dalla Qatar Sports Investment, la società della famiglia reale del Qatar che controlla il Psg, che ‘giustificherebbe’ l’operazione facendo di Neymar l’ambasciatore del Mondiale che nel 2022 si terrà in Qatar.

Per chi non è molto avvezzo di Geopolitica il Qatar è soltanto il simpatico paese che con un’altra “vaccata” di miliardi è riuscito a farsi assegnare i mondiali del 2022.
Già dopo l’assegnazione ai tempi di Blatter, il Mondiale in un simile paese era visto come qualcosa di anormale, sia per le altissime temperature che caratterizzano l’emirato e anche in virtù dello scandalo corruzione che è poi emerso.

In realtà in questi mesi il Qatar è al centro di intense vicende diplomatiche, per il suo controverso ruolo di possibile fiancheggiatore del terrorismo. Alcuni paesi dell’Area Araba si sono uniti contro il Qatar, e sono paesi di grande peso specifico, come Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Yemen, il governo della Libia orientale (quello non riconosciuto dall’ONU, e alleato di Egitto ed Emirati Arabi Uniti), oltre che le Maldive. Appartiene a questo gruppo anche il Bahrein, che nonostante sia un paese a maggioranza sciita è governato da una monarchia sunnita. Sunnismo e sciismo sono i due principali orientamenti dell’Islam: alle differenze dottrinali si sono aggiunte nel tempo rivalità politiche, che si sono intensificate a partire dalla rivoluzione iraniana del 1979, quella che portò all’istituzione in Iran di una teocrazia islamica guidata da religiosi sciiti tipo Kohmeni.NeymarLe compagnie aeree hanno iniziato a diradare i voli verso l’Emirato e ci sono stati numerosi ritiri di diplomatici. Ovviamente anche se non sono citati gli Usa sono uno degli artefici di questo nuovo pesante tentativo di isolare il Qatar. Alla base di questo vi sono state delle recenti dichiarazioni dell’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad al Thani. A quanto pare avrebbe detto: “Non c’è saggezza nel nutrire l’ostilità nei confronti dell’Iran”. L’Iran – paese a stragrande maggioranza sciita – è il principale nemico dell’Arabia Saudita ed è ostile a praticamente tutti i paesi arabi del Golfo, ad eccezione proprio del Qatar.
Pertanto nel momento politico peggiore, accerchiato da molti nemici, coi mondiali che cominciano a essere in bilico, la strategia del “la miglior difesa è l’attacco” deve essere sembrata la migliore ad al Thani e ai suoi consiglieri. Che hanno pensato bene di prendere due piccioni con una fava.

Il primo piccione è stato il doppio sgarbo fatto dal Barcellona al Psg (gioiello di famiglia insieme al Manchester City). Quale doppio sgarbo direte voi, ci ricordiamo solo della “remuntada” del 6-1, con umiliazione universale di Cavani & co e Neymar mattatore con due goal e un assist negli ultimi 8 minuti. E’ stata indubbiamente una situazione pesante da digerire e prendere Neymar, il principale artefice, è una “dolce vendetta”, ma prima ancora c’era stato un altro episodio altrettanto pesante. Ricorderete tutti che il Barcellona storicamente non aveva sponsor sulla maglia, poi apparve la scritta Unicef all’incirca 5 anni fa, e poi nel 2013-2014 la faraonica sponsorizzazione da 150 milioni di euro made in Qatar che vide prima la “Quatar Foundation” e successivamente la “Qatar Airways”.
Questo idillio è stato interrotto dopo gli attentati di Parigi del novembre 2015 e i timori che il paese arabo fosse fiancheggiatore dell’Isis. Immaginiamo la contentezza di un paese che ha in serbo l’organizzazione di un mondiale.

Veniamo anche al secondo piccione. Perché Neymar? E’ il più forte? Quello che fa più goal? Il giocatore che sposta più equilibri? No, è il giocatore più mediatico, più simpatico, più giocherellone e con un seguito di followers infinito. E’ più giovane dei CR7 e Messi e quindi ha un tot di anni da saltimbanco garantiti.

Con questa mossa il calcio entra definitivamente nell’era della geopolitica, diventa uno strumento di distrazione di massa ancora più smaccato di quanto non fosse, sfruttando una gloria planetaria come non mai. Con una fila di intraprendenti impresari mossi da fini di tutti i tipi e con valige piene di milioni dalle più svariate provenienze.

E in tutto questo le autorità del calcio, quelle che dovrebbero garantire le regole sono clamorosamente alla finestra, in attesa di decidere quali pesci pigliare, mentre il calcio sta diventando di tutto tranne che quello che dovrebbe essere di più: un gioco.
Fonte: vivoperlei.calciomercato.com

Nico Forconi ControInformo.info

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