Iraq – A 15 anni dalla caduta di Saddam…

Il 9 aprile del 2003, la statua in bronzo di Saddam Hussein veniva abbattuta sulla Piazza Al Ferdous di Baghdad, poco dopo l’entrata in città delle truppe americane, al termine di un’offensiva durata 21 giorni

L’esercito americano piazza un paio di carri armati M-1-Abrams di fronte al palazzone di cemento di 10 piani sede del Ministero del petrolio, che si trova un paio di chilometri fuori dal centro di Baghdad. L’Air Force statunitense evita opportunamente di bombardare l’edificio, come era avvenuto con il Ministero della Pianificazione ed ai soldati è dato ordine di evitare i saccheggi, autorizzati, invece, negli ospedali, nei musei e nella biblioteca nazionale.
L’edificio racchiude infatti la chiave del principale tesoro della nazione: mappe dei giacimenti petroliferi, dati sugli oleodotti, contratti.

Dopo la guerra, come nel 1991, gli americani sperano di poter finanziare il conflitto utilizzando i proventi iracheni dal petrolio.
Le società americane “Halliburton”, la sua consociata “Kellogg Brown and Root”, la “Bechtel” e tutte le altre, ottengono gli appalti, l’Iraq paga [1].
Come disse anni fa il Generale William Looney, a capo delle forze anglo americane che volano sopra l’Iraq quasi tutti i giorni: “Se accendono i loro radar noi faremo saltare in aria i loro fottuti missili. Lo sanno che possediamo il loro Paese e il loro spazio aereo… Siamo noi che dettiamo il loro modo di vivere e di parlare, e questo è ciò che al momento c’è di grandioso parlando dell’America. È una cosa buona, specialmente visto che lì c’è un sacco di petrolio di cui abbiamo bisogno” [2].IraqSi sa che le armi di distruzione di massa in possesso del regime di Saddam furono un’invenzione ed un pretesto per “mettere d’accordo tutti” [3] ma in pochi sanno che, nel Maggio del 2001, il vicepresidente Dick Cheney venne incaricato da George Walker Bush a redigere un piano d’azione per la politica energetica.
La relazione al presidente, nella quale è evidenziata una grave crisi energetica, contiene anche un avviso: “Entro i prossimi vent’anni l’America sarà costretta a importare i due terzi del suo fabbisogno di greggio: di conseguenza si entrerà in una fase di forte dipendenza da potenze straniere, che non avranno necessariamente in testa gli interessi americani” [4].
Il rapporto accenna anche alcuni suggerimenti rispetto alla direzione da prendere e, nell’ottavo capitolo, la Casa Bianca viene invitata “nel campo della politica estera e dei rapporti commerciali con l’estero, a dare priorità alla sicurezza nell’approvvigionamento energetico” e ad incoraggiare gli Stati come quelli del Golfo ad aprire i propri settori energetici ad “investimenti privati”.

Nel rapporto alla Casa Bianca l’Iraq non viene mai menzionato, ma in un discorso tenuto a Nashville, Tennessee, il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, nonché, è bene ricordarlo, ex Direttore della “Halliburton”, Dick Cheney, parla apertamente dell’Iraq e di Saddam Hussein, sottolineando in particolare il pericolo che quest’ultimo possa aspirare nuovamente ad una posizione di egemonia nel golfo e dunque abbia l’ambizione di “prendere sotto il proprio controllo buona parte delle riserve energetiche mondiali” [5].

La rivista “The New Yorker” è una delle poche a sottolineare un fatto interessante ma, stranamente, passato inosservato: “Il discorso di Cheney è stata una delle ultime occasioni nel corso della quale un membro dell’Amministrazione Bush ha ammesso un legame tra politica energetica e politica di sicurezza. In seguito le dichiarazioni si sono accordate a quella del Ministro della Difesa Donald Rumsfeld, secondo cui la decisione di far capitolare Saddam non ‘aveva nulla a che vedere con il petrolio, assolutamente nulla’” [6].

Note e fonti:
[1] “Il libro nero del petrolio – Una storia di avidità, guerra, potere e denaro”, di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 86-89
[2] “Guerra al terrorismo, l’ultima menzogna della propaganda”, di William Blum, scritto per “Tutto quello che sai è falso 2 – Secondo manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, 20
[3] “Abbiamo messo l’accento sulle armi di distruzione di massa per motivi burocratici. Erano la sola ragione che poteva mettere d’accordo tutti. Ma in realtà non è mai stata questa la motivazione principale della guerra”, Paul Wolfowitz, vicesegretario alla Difesa ed inventore della “dottrina della guerra preventiva” adottata dall’Amminitsrazione Bush
[4] “National Energy Policy – Report of the National Energy Policy Development Group”, testo integrale disponibile sul sito www.whitehouse.gov
[5] “Il libro nero del petrolio – Una storia di avidità, guerra, potere e denaro”, di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 91
[6] “Beneath the Sand – Can a Shattered Country Be Rebuilt With Oil?”, “The New Yorker”, 14 Luglio 2003, di John Cassidy, disponibile online all’indirizzo www.newyorker.com

Nico ForconiControInformo

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